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Questi italiani.

Guarda questi italiani.

Su un bus – nemmeno troppo affollato – dopo una lunga giornata di lavoro. Si liberano due posti a sedere, i turisti scendono sempre a Piazza Venezia. Nemmeno uno dei signori in giacca e cravatta, smartphone in mano e borsa a tracolla, chiede alle ragazze se vogliono accomodarsi. Ma se pure in Egitto e Siria i ragazzi si alzavano e cedevano il posto alle donne, velate e non! Questi italiani…

“Prego si accomodi”. Toh, si era liberato un altro posto e non me n’ero resa conto.

“No, grazie. Penso che la mia fermata sia tra poco”, faccio io, che ovviamente ho preso un autobus con una vaga idea del percorso che fa.

“Perché, dove va?”

“Veramente, sto cercando un posto che vende biglietti dei concerti in Piazza Esquilino…”.

Non l’avessi mai detto. La cavalleria italiana arriva in mio soccorso e nel giro di un minuto:

#1: “Ah sì, deve essere tra poco, si chiama XXX, tra una fermata”.

#2: “No, è tra due fermate, l’autobus si ferma davanti”.

#3: “Sì, sì, tra due fermate, non ti conviene scendere ora”.

#4: “Appena scendi lo trovi, di fronte, un po’ sulla destra”.

#5: “A questo punto non ti puoi perdere…”

Eh, no, non posso. Insomma, questi italiani.

 

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Un intermezzo comico serve ogni tanto. E ogni tanto è bello ricordare – e ricordarsi – che in fondo l’Italia non è poi così male.

Scontri di civiltà #3

Ovverosia le regole di base per un europeo che vuole andare a sentire concerti  rock e simili in Egitto e in Israele.

Da un lato del confine…

Il concerto inizierà probabilmente all’ora prevista, se il locale ha dei limiti di apertura notturna. Altrimenti inizierà in ritardo.

Arrivare al concerto con 30 minuti di ritardo è la norma. Arrivare con un’ora di ritardo non è poi così strano e al massimo date la colpa al traffico.

Salvo rarissime eccezioni, non c’è la birra a riscaldare l’atmosfera. Non a caso il pubblico è di solito piuttosto freddino nella prima mezz’ora, ma alla fine si scatena. gruppi di ragazzi e ragazze ballano, e tutti conoscono i testi delle canzoni. Tranne gli expats – si riconoscono perché rimangono ancorati ai piedi e si limitano ad applaudire educatamente alla fine di ogni brano.

Se la band annuncia l’ultima canzone, finito quel pezzo si va a casa: il sipario cala, il pubblico scompare, qui il bis non è previsto.

Dall’altro…

Se avete letto “apertura ore 19, concerto inizia ore20”aggiungete un’ora e mezzo o due ore in più agli orari previsti.

Giusto i fans scatenati arrivano un po’ in anticipo, per accaparrarsi la prima fila. Solo gli stranieri arrivano all’orario scritto sul biglietto. Gli altri se la prendono con calma – e sono la maggioranza.

Il guardaroba – immancabile nella maggior parte dei locali europei – non esiste. E non è che faccia caldo d’inverno. Dove la metto la giacca, il maglione e la sciarpa?

A seconda del tipo di concerto si possono attendere diverse manifestazioni di apprezzamento tra cui: standing ovations, intere canzoni cantate dal pubblico, richieste di brani e dediche da parte di fans decisamente alticci, e qualche immancabile mosh pit.

Meglio partire preparati :)

Scontri di civiltà #2

Egitto, Il Cairo. Un qualunque caffè della Bourse, una delle rarissime zone pedonali della metropoli egiziana. Cinque sedie attorno ad un tavolino di plastica dal dubbioso colore grigio dove sono appoggiate un paio di limonate alla menta, una tazzina di caffè arabo ed un bicchiere di tè. Quattro amici tra i ventiquattro ed i venticinque anni si ritrovano dopo alcuni mesi e siedono, chiacchierano, fumano il narghilè – anzi la sheesha come dicono qui e mi pare giusto usare il termine locale.

Ahmed si nasconde sotto un ciuffo di capelli ricci e ha lo sguardo assorto mentre tira una boccata di fumo. Finiti gli studi di Giapponese ed Inglese, ha lavorato come guida turistica. Arrivata la rivoluzione, il turismo è declinato ed ha smesso. Poco male, è diventato fotografo e a Gennaio le sue foto della rivoluzione saranno in mostra a Londra.

In un vortice di energia, Anissa gesticola ad ogni parola facendo tintinnare i lunghi orecchini colorati. Racconta orgogliosa l’apertura della sua piccola palestra di yoga. Insegna yoga in Inglese la sera, mentre al mattino è assistente di Farmacia all’Università, dove sta completando il master di specializzazione. E nel frattempo si è anche sposata.

Accanto a lei, Sara sembra timida e riservata. Invece questa ragazza semplice è impegnata nel campo dei diritti umani da anni ed ora lavora a tempo pieno in una ong egiziana su progetti di sviluppo finanziati dall’Unione Europea. Oltre a ciò, è iscritta all’ultimo anno di Legge ed ha già svolto pratica da avvocato.

L’abbigliamento di Madgy, vestito in elegante camicia bianca e pantaloni scuri, desta qualche curiosità. È appena uscito da un meeting: sta lavorando come traduttore per i giornalisti spagnoli ed inglesi al Cairo. È una posizione importante per un ragazzo così giovane ma Magdy parla fluentemente Spagnolo ed Inglese e ha lavorato per alcuni anni in un centro di cultura spagnola. Nel tempo libero collabora come volontario presso un centro che si occupa di diritti umani.

A qualche latitudine di distanza.

Italia, una città universitaria del centro-nord. O del centro-sud. Insomma non importa, sceglietela voi ed immaginatela come volete: viuzze strette nei quartieri antichi o anonimi palazzi degli anni Cinquanta, portici o viali alberati, metropolitana o biciclette usate. Quattro birre appoggiate su un tavolino di un bar nella piazza preferita dalla popolazione studentesca. Quattro amici tra i ventiquattro ed i venticinque anni brindano: si sono finalmente rincontrati tutti dopo alcuni mesi.

La voce squillante di Marina non riesce a nascondere una certa preoccupazione. Ha terminato uno stage presso un’importante ente ed è dovuta tornare a casa dai genitori e fare lavoretti saltuari come promoter nei supermercati. Ora sta pensando di iscriversi ad un corso di formazione, nella speranza che l’aiuti a trovare lavoro. Oppure farà le valigie e andrà all’estero, ma il suo ragazzo è perplesso: lui ha un contratto temporaneo in Italia.

Andrea, sorridente ed abbronzato, racconta aneddoti di amici lontani. Ed anche le sue esperienze ovviamente: laureato in legge, nell’ultimo anno ha svolto due stage, di cui uno pagato, presso due diversi enti ed ora ha un contratto temporaneo con il Comune. Appena si accenna alla vita sentimentale cala però una cortina: la sua ragazza lavora a Parigi e lui vorrebbe trasferirsi lassù.

Stefania prende un altro sorso di birra e scuote i ricci castani. Laureata in Economia con il massimo dei voti, sta preparando un concorso pubblico dopo l’altro. Rimpiange un po’ non aver svolto la pratica da commercialista mentre era all’Università e non aver studiato di più le lingue – parla soltanto discretamente l’Inglese: continua a non ricevere risposte dalle aziende.

Di fianco, Marco ascolta silenzioso. Questo ragazzo alto e occhialuto sa che deve ritenersi fortunato: il suo stage pagato 1000 euro a mese inizierà tra qualche giorno. Un’ultima birra e poi a casa a chiudere la valigia: l’aereo parte domani mattina.

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Post scriptum: i nomi sono di fantasia. Vorrei aver inventato le storie; invece sono vere, con alcuni dettagli modificati per la privacy J.

Scontri di civiltà #1

I cairoti ed i marciapiedi. Ora, chiedo io, perché tutti si ostinano a camminare ai lati della strada, con il rischio di venir messi sotto da un automobilista che corre? Ci sono i marciapiedi per i pedoni.

Domanda da neofiti del Cairo, of course.

Spiegazioni individuate per ora:

–          I marciapiedi sono sporchi, le strade molto meno. Non perché le lavino, badate bene. Però le macchine spazzano via tutto, e la spazzatura si accumula ai bordi. Ma sui bordi ci sono altre macchine parcheggiate, quindi voi camminerete sull’asfalto mediamente abbastanza pulito.

–          I marciapiedi sono un attentato alle caviglie. Per strada possono investire i pedoni, ma il rischio di inciampare è minore.

–          Bisogna essere esperti di dribbling. Potere incontrare nell’ordine: motorino delle consegne parcheggiato, posto di guardia della security, suddetta guardia della security che decide di pregare e srotola il tappeto da preghiera, portinai che prendono il caffè e fumano la shisha, palme non potate dai tempi di Ramses II. Tanto vale marciare spediti per strada, evitando l’occasionale macchina in doppia fila.

–          L’ignaro turista sbarcato al Cairo, soprattutto se viene dal Nord Europa, cammina tranquillo sul marciapiede. Fine del marciapiede, deve attraversare la strada. Ma come fa? I cairoti hanno un certo talento per incastrare le macchine, lasciando due centimetri di spazio tra un paraurti ammaccato e l’altro. Ed il nostro affaticato turista cerca un pertugio, torna indietro, si spazientisce. Dopo un paio di volte ha imparato la lezione con buona pace delle usanze nordiche.