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Il giorno dopo

Qui siamo sommersi da articoli, agenzie di stampa, video, dichiarazioni sugli “eventi di Maspiro” o “scontri di Maspiro”. Penso anche da voi; se seguite i media stranieri ovviamente, perché in Italia abbiamo altro in prima pagina in questo momento (ad esempio le solite inchieste sulle escort mentre sembra che Frattini si sia dato da fare in Europa).

In questo mare magnum di parole, vi segnalo alcune pagine che meritano un’occhiata:

–          chi sono i copti egiziani. L’abbiamo capito tutti che costituiscono la maggior parte dei cristiani in Egitto e raggiungono il 10% della popolazione egiziana. Questa pubblicazione un po’ datata (del 1995) rimane però utile per una visione generale sui copti, sulle caratteristiche economiche e sociologiche di questa comunità, sul loro rapporto con il potere prima e dopo la rivoluzione del 1952, ed ovviamente sulle relazioni con i musulmani.

–          Una concisa spiegazione del gennaio2011 in seguito alla strage di Alessandria ed un ci aiuta a comprendere la storia delle relazioni tra le comunità confessionali e le reciproche percezioni.

–          Questo articolo del professore Asef Bayat (University of Illinois) invece mostra che nel quartiere di Shubra del Cairo, abitato da una consistente minoranza copta (circa il 30%), la coesistenza è – forse era – la normalità.

–          La dichiarazione ufficiale del Primo Ministro egiziano Essem Sharaf. Il ritorno in grande stile della teoria della cospirazione. Ma pensa davvero che gli egiziani ci crederanno?

–          Io dico di no. Perché mi pare difficile, se non impossibile, non collegare gli scontri di ieri notte alla situazione politica generale. Cioè di una transizione promessa ma che non avanza (guardate su AlJazeera la situazione delle riforme). Ora, è indubbio che vi sia un storia di relazioni difficili e complicate tra copti, musulmani e potere autoritario. Il patriarca copto Shenouda III si è spesso schierato a favore del regime di Mubarak, sostenendolo anche durante le rivolte del gennaio 2011. Ma è difficile non leggere negli eventi di Maspiro la dura risposta di un Consiglio Supremo delle Forze Armate, già sotto pressione da cittadini e partiti per modificare le leggi elettorali – di fatto per accelerare la transizione. I giornalisti stranieri ed i blogger egiziani se ne sono accorti e denunciano il ritorno all’utilizzo di propaganda, blocco delle trasmissioni televisive e dichiarazioni di “cospirazioni” e di “perpetratori esterni”. Vedremo cosa risponde la popolazione egiziana.

37° e 23

Trentasette gradi celsius. T-r-e-n-t-a-s-e-t-t-e. 37.

Fortuna che in ufficio non si sentono. Ed in ufficio ci passo circa la metà della mia giornata. A casa nemmeno, in questi quartieri benestanti pieni di locali più o meno abbienti, di studenti squattrinati che fanno vita di lusso grazie al cambio e di expats decisamente ben messi, un ventilatore si trova sempre. Poco male, giusto quattro o cinque ore a combattere con quest’umidità.

Quartieri benestanti dicevo, dove noi (occidentali) lavoriamo e viviamo. Zamalek, Mohandesin, Dokki, Maadi, Garden City, giusto per citarne qualcuno. Dove non ti accorgi nemmeno che sta succedendo qualcosa di grave se non accendi il computer e apri i quotidiani online. Così, una volta a casa, scopro degli scontri, dei feriti, delle ventitre vittime. 23. Se il conteggio non verrà smentito o aumentato.

Gli scontri accadono in Downtown, una delle parti popolari della metropoli. Dove c’è Piazza Tahrir, ma anche la Corniche e il Maspiro, sede delle televisioni, che hanno avuto molto a che fare con questa protesta degenerata in scontri e repressione. Niente analisi sociologiche del perché e percome, niente commenti, solo la rassegna stampa di questa caldissima serata.

AlJazeera

Al Masry Al Yaoum – Live Updates

Al Ahram

Guardian

BBC

Corriere della Sera

Repubblica

A dormire, tapparelle chiuse e aria condizionata accesa. Chiedendosi cosa comparirà sulla prima pagina di domani mattina.