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Idealismo ed ingenuità

 

Khaled Desouki/AFP/Getty Images. Per altre immagini dalla piazza, The Atlantic.

L’ingenuità e l’idealismo dei giovani di Tahrir sono disarmanti. Ugo Tramballi sul Sole24Ore rimarca i due punti di debolezza dei giovani rivoluzionari. L’assenza di leadership impedisce di discutere con gli attori politici senza scendere in piazza; l’agenda con una sola voce, democrazia, impedisce qualsiasi compromesso. Dopo tre giorni di scontri a Tahrir, a Mohammed Mahmud Street, le domande si fanno più radicali: via il governo Sharaf, via Tantawi, via lo SCAF. Il prezzo da pagare sono le elezioni. Tenere regolarmente le consultazioni elettorali in questo clima è quasi impensabile.

C’è da dire che per chi manifesta a Tahrir le elezioni non sono il momento chiave della transizione democratica. Seguendo alJazeera live questa sera, ho ascoltato gli interventi degli attori Khaled Abdullah e Amr Waked che parlavano dai dintorni della piazza. Per entrambi la priorità è il passaggio del potere ad un’autorità civile subito. Le elezioni sono addirittura controproducenti poiché porterebbero alla formazione di un Parlamento “inutile” in quanto poco indipendente in base l’attuale documento costituzionale.

Non temono nemmeno che le eventuali dimissioni dello SCAF lascino un vuoto di potere. Hanno fiducia nella capacità del popolo egiziano di gestire la transizione. Peccato che nella realtà i movimenti dei giovani di Tahrir debbano fare i conti con richieste decisamente differenti provenienti dalle altre forze politiche. Ad esempio i Fratelli Musulmani, che non vedrebbero di buon occhio l’annullamento delle elezioni, che dovrebbero assicurare una cospicua rappresentanza parlamentare al movimento islamico. Il peso della Fratellanza Musulmana sarà rilevante nel decidere le sorti delle proteste. Come sempre, vedremo nelle prossime ore l’evoluzione della situazione.

 

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Seconda rivoluzione?

Foto di Hossam el-Hamalawy.

Il grafitto in alto dice “rivoluzione del popolo, potere del popolo” (thaura al-sh’ab, sulta al-sh’ab). La rivoluzione è tornata nelle strade del Cairo. Non a caso un altro blogger egiziano, Issander el Amrani aka the Arabist parla di Rivoluzione 2.0. Non mi dilungo sugli eventi, che immagino conosciate bene grazie allo streaming di AlJazeera. O Twitter: i messaggi dei circa 200 attivisti attaccati dalla polizia la mattina del 19 Novembre hanno spinto altri manifestanti a raggiungere la piazza. Anche oggi Twitter è stato utilizzato dagli attivisti per coordinarsi, annunciare la creazione di un ospedale da campo e distribuire maschere anti-gas.

Dall’ufficio in Mohandesin – quartiere commerciale nella zona est del Cairo –  ho seguito il il flusso costante di informazioni. È presto per tirare delle conclusioni sugli eventi del 19 e 20 Novembre. Leggendo online e parlando con colleghi mi pare che emergano due diverse analisi.

Per alcuni, si è di fronte ad un tentativo di “dirottare” il processo di transizione, fomentando una situazione di insicurezza che impedisca lo svolgimento delle elezioni. In questo scenario il vincitore sarebbe lo SCAF. Questa teoria fa un po’ a pugni con le dichiarazioni dei militari e del governo: fino a poco fa le autorità hanno continuato a sostenere che le elezioni si terranno secondo il timeframe stabilito.

Una seconda analisi punta il dito sull’incapacità dello SCAF di gestire la transizione. Il documento dei principi sovra-costituzionali di el-Selmi è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso dello scontento dei giovani attivisti. I problemi però si erano accumulati: tribunali militari, eventi di Maspiro, bloggers imprigionati.

A questo punto i manifestanti chiedono la caduta del governo militare, senza porsi il problema delle consequenze di questo evento sul processo elettorale. Le dimissioni dei militari porterebbero alla creazione di un vuoto di potere. Chi potrà gestire la transizione? Issander el Amrani suggerisce giustamente l’idea di un governo di unità nazionale composto da personalità indipendenti e rispettate, capaci quindi di condurre il paese verso l’elezione della Costituente, del Parlamento e del Presidente. Sempre che un governo di questo tipo possa ottenere l’appoggio dei Fratelli Musulmani. Non dimentichiamo che il movimento islamico ha fin’ora collaborato con lo SCAF ed anche adesso continua la sua campagna elettorale come se nulla fosse accaduto.

Propendo per la seconda analisi. In ogni caso il risultato delle proteste rimane incerto. Lo stand-off tra manifestanti e polizia continua: le prossime ore saranno critiche.