Un anniversario (tutto sommato) tranquillo

Così le varie manifestazioni per l’anniversario della rivoluzione si sono svolte e si stanno svolgendo senza maggiori incidenti. Per ora.

Sarà per un overload di letture su Islam politico, transizione democratica nei paesi arabi, e economia degli Stati medio-orientali, ma non ho proprio voglia di scrivere di politica, specialmente non di politica egiziana. Eppure ci sarebbero eventi da commentare, come l’insediamento dell’Assemblea del Popolo che si è riunita il 23 Gennaio. Anche in questo caso lo svolgimento si è svolto senza maggiori tensioni, se escludiamo alcuni colpi di teatro come i giuramenti modificati per inserire il rispetto della Sharia (legge islamica) o il compimento degli obiettivi della rivoluzione. A proposito, le migliori considerazioni sulla prima sessione sono sul blog di An Arab Citizen.

Per chi fosse interessato a sapere qualcosa di più sui partiti islamici, vi rimando a due recenti pubblicazioni del Carnegie.

–          Nathan J. Brown, When Victory Becomes an Option: Egypt’s Muslim Brotherhood Confronts Success, Carnegie Paper, Gennaio 2012.

–          Jonathan Brown, Salafis and Sufis in Egypt, Carnegie Paper, Dicembre 2011.

Intanto questo video di Youtube mostra come i salafiti del partito Hizb al-Nour, la seconda forza parlamentare, si presentano all’elettorato egiziano.

Su Mashallahnews trovate la traduzione dei dialoghi e i punti salienti del dibattito che si è scatenato nella blogosfera attorno al video. Più che altro, sembra che i salafiti vogliano trasferirsi in Svizzera.

Stay tuned.

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Bis per gli Iskanderella

Dunque si parlava di concerti al Cairo.

Due giorni dopo, un altro concerto ed il copione descritto nel post precedente si è ripetuto. Con una piccola differenza: sold out.

Ora, quello degli Iskanderella è il primo concerto sold out che ho visto al Cairo. Spulciando i post precedenti potete notare che degli Iskanderella avevo già parlato a novembre, quando li sentì suonare per la prima volta al Tahrir Lounge, all’interno di una manifestazione organizzata da alcune ONG. Stavolta però il palco era solo per gli Iskanderella, ed il pubblico è accorso in massa, ovviamente cogliendo di sprovvista la sottoscritta.

Qualche dubbio mi era sorto mentre camminavo verso il Sawy Sakia – il centro culturale indipendente che ha ospitato il concerto – incrociavo tantissimi ragazzi e ragazze, tutti con il biglietto in mano: di solito le sale sono scarsamente piene, che bisogno c’è di comprare il biglietto in anticipo?

Una volta davanti al botteghino dei biglietti non c’è stato bisogno di spiegazioni: il concerto era sold out. Da buona italiana abituata alla calca dei nostri concerti non potevo demordere per così poco. Alla fine sono spuntati due blocchi di biglietti dall’altro lato del vetro ed in quindici minuti avevo in mano tre biglietti. Muniti del prezioso tagliando ci siamo avviati verso la sala. O meglio, ci abbiamo provato, ma il centro culturale era veramente stracolmo. Alla fine siamo stati costretti a rimanere nello spazio antistante alla sala, da dove si intravedeva il palco, e abbiamo seguito il concerto dagli schermi, mentre attorno a noi il pubblico cantava a memoria le canzoni della rivoluzione.

Però, dico io, non potevano togliere le sedie dalla sala, così magari qualche spettatore in più poteva entrarci?

Ma in fin dei conti qualche problema organizzativo è da aspettarsi nella gestione egiziana dei concerti…

Ecco un video del concerto degli Iskanderella tenutosi a dicembre 2011 al campus dell’American University in Cairo. La canzone è “Yahka Anna” (Si dice…)

 

Nel frattempo mancano due giorni all’anniversario della rivoluzione. Manifestazioni e celebrazioni sono pianificate per il 25 gennaio: cosa succederà, se prevarrà la calma o se vi saranno scontri è difficile da prevedere.

Stay tuned per aggiornamenti politici e soprattutto musicali – il programma di alcuni locali qui si fa veramente interessante.

Scontri di civiltà #3

Ovverosia le regole di base per un europeo che vuole andare a sentire concerti  rock e simili in Egitto e in Israele.

Da un lato del confine…

Il concerto inizierà probabilmente all’ora prevista, se il locale ha dei limiti di apertura notturna. Altrimenti inizierà in ritardo.

Arrivare al concerto con 30 minuti di ritardo è la norma. Arrivare con un’ora di ritardo non è poi così strano e al massimo date la colpa al traffico.

Salvo rarissime eccezioni, non c’è la birra a riscaldare l’atmosfera. Non a caso il pubblico è di solito piuttosto freddino nella prima mezz’ora, ma alla fine si scatena. gruppi di ragazzi e ragazze ballano, e tutti conoscono i testi delle canzoni. Tranne gli expats – si riconoscono perché rimangono ancorati ai piedi e si limitano ad applaudire educatamente alla fine di ogni brano.

Se la band annuncia l’ultima canzone, finito quel pezzo si va a casa: il sipario cala, il pubblico scompare, qui il bis non è previsto.

Dall’altro…

Se avete letto “apertura ore 19, concerto inizia ore20”aggiungete un’ora e mezzo o due ore in più agli orari previsti.

Giusto i fans scatenati arrivano un po’ in anticipo, per accaparrarsi la prima fila. Solo gli stranieri arrivano all’orario scritto sul biglietto. Gli altri se la prendono con calma – e sono la maggioranza.

Il guardaroba – immancabile nella maggior parte dei locali europei – non esiste. E non è che faccia caldo d’inverno. Dove la metto la giacca, il maglione e la sciarpa?

A seconda del tipo di concerto si possono attendere diverse manifestazioni di apprezzamento tra cui: standing ovations, intere canzoni cantate dal pubblico, richieste di brani e dediche da parte di fans decisamente alticci, e qualche immancabile mosh pit.

Meglio partire preparati :)

Le mie cronache di Gerusalemme (e Israele)

UPDATE: per le foto andate qui, sul Flickr di Ludovica Galeazzi.

L’ultimo post è di quasi un mese fa. Le meritatissime vacanze natalizie hanno sicuramente inciso su questo lungo silenzio.

Il viaggio in Israele ha contribuito alla grande. Soprattutto i postumi del rientro: 14 ore di viaggio da Tel Aviv al Cairo, via Eilat e Taba, prendendo due bus e quattro taxi ed attraversando un confine e cinque checkpoints. Senza dimenticare le due gomme forate sulla via per Suez.

Poi rientrando al Cairo, ho trovato un monte di lavoro da sbrigare. C’est la vie…anzi, maalesh, come dicono qua.

Personale top five israeliana.

5. Essere spruzzati dalle onde del mare in tempesta nel vecchio porto di Akko.

4. Attendere con impazienza l’ora di pranzo e di cena per assaggiare ogni giorno dei piatti diversi, israeliani ed arabi, ashkenaziti e sefarditi. Senza dimenticare li cafè. Quasi ad ogni angolo di Gerusalemme e Tel Aviv accoglienti localini di ogni stile e grandezza offrono cappuccini e cioccolata con panna accompagnati da una impressionante selezione di pasticceria.

3. Gli incontri casuali che si possono fare solo negli ostelli di Gerusalemme :)

2. Assistere all’accensione delle luci di Hannukah al Muro del Pianto e guardare le danze di celebrazione che vengono improvvisate sulle note delle canzoni tradizionali.

1. Vedere gli Orphaned Land suonare “a casa”, ad Haifa e Gerusalemme ed avere i brividi quando il pubblico canta “The Beloved’s Cry”.

PS. Buon 2012!

Ci vediamo tra un anno

Ci vediamo tra un anno, cioè nel 2012.

Buone feste, buon Natale e buon 2012.

Fotografia “slow” al Cairo

In questi ultimi mesi, i media sono stati sommersi da una proliferazione di foto e reportage della “rivoluzione di Tahrir” o del “nuovo Egitto”. Alcune case editrici del Cairo hanno subito dato alle stampe raccolte dai titoli come “Pictures from Tahrir”. Non so voi, ma io, a distanza di qualche mese, non ricordo nemmeno una foto-simbolo. Nemmeno un nome di uno di questi fotografi mi è rimasto in mente. Sarà colpa del mio deficit di attenzione, o forse le immagini delle bandiere, dei volti pitturati con i colori dell’Egitto e della piazza piena di gente si assomigliano un po’ tutte?

Ovviamente non tutti i fotografi stranieri qui al Cairo adottano un approccio così “fast”, legato agli ultimi eventi. Ieri sera ero all’apertura della mostra intitolata “El Alma del Mundo” (L’anima del mondo), raccoglie foto scattate da Miguel Sanchez al Cairo nel corso degli ultimi due anni. Il fotografo spagnolo ha adottato uno stile “slow” e non solo per il tempo impiegato: dal 2009 scatta foto agli abitanti che popolano i vari quartieri della capitale egiziane.

Foto di Miguel Angel Sanchez.

Anche la tecnica è decisamente inusuale, quasi fuori moda. Le fotografie sono scattate con una Hasselblad. Il ragazzo che ha fatto da traduttore a Miguel Sanchez mi ha spiegato il processo con cui il fotografo lavora. Innanzitutto, Sanchez cerca i soggetti adatti, girando per le strade o con il passaparola degli amici, e parla con loro – eventualmente con l’aiuto di un interprete. Gli occorre una settimana per preparare le luci nello studio. Una volta che l’illuminazione è stata allestita, inizia la photo session con il soggetto, che può durare molte ore, a volte una giornata intera. Tutto ciò per un singolo scatto. Sono esposti almeno 30 ritratti e molti altri non sono ancora stati presentati. Con la collaborazione della moglie Nuria Téson, giornalista di El Pais al Cairo, Sanchez vuole pubblicare un libro con le fotografie e le interviste raccolte in questi anni.

Foto di Miguel Angel Sanchez.

L’effetto finale è per l’appunto “slow”. L’Egitto visto da Sanchez è un mosaico di gente diversa –  donne velate, politici, scrittori, venditori ambulanti, musicisti, artigiani. I personaggi sembrano usciti da quadri del Caravaggio, emergono in modo drammatico dallo sfondo scuro. Non sono foto che si dimenticano facilmente. Da un lato, la ragione è lo sguardo penetrante del fotografo che raggiunge e ci svela l’anima del soggetto. Al tempo stesso, questi ritratti colpiscono per la loro universalità. In molti dei ritratti, la posa, l’espressione del soggetto, le luci, i vestiti creano forti assonanze con la le raffigurazioni del Cristo e della Madonna, ma anche di altre figure presenti nella simbologia cristiana come il pastore che arriva a rendere omaggio alla nascita di Gesù. Anche dove queste assonanze sono meno evidenti, il singolo uomo o donna finisce per diventare un simbolo: il disegnatore Ganzeer, la libertà di espressione, la madre di Khaled Said, il silenzioso grido di dolore di ogni madre in lutto.

Foto di Miguel Angel Sanchez.

Parlando con qualcuno dei visitatori di ieri sera – ragazzi e ragazze in scarpe da ginnastica e borse di tela che nascondono  le loro Nikon e Canon ma anche diplomatici in abito scuro (almeno tre ambasciatori li ho contati) – direi che la mostra è stata decisamente apprezzata. Chi vuole vedere alcune delle foto senza muoversi da casa può andare sul sito del fotografo. La mostra si trova al Palace of Arts all’interno del complesso della Cairo Opera House fino al 9 Gennaio 2012. Orari di apertura: dal Sabato al Giovedì, 10 am – 2 pm e  pm – 7 pm.

Foto di Miguel Angel Sanchez.

Visto che siamo in tema culturale aggiungo un appuntamento. Lo scrittore egiziano Alaa al-Aswany sarà al Centro Culturale Francese del Cairo il prossimo mercoledì 14 Dicembre 2011 alle ore 19. Penso che vi sarà la traduzione in francese, in caso di conferma aggiornerò questo post. La foto sopra, così come tutte quelle del post, sono di Miguel Angel Sanchez.

Esercizio di grafica

Oggi si parla di Italia. O meglio, lascio parlare alle immagini. Negli scarsi ritagli di tempo di questa settimana ho messo insieme il grafico che trovate in basso.

Faccio un passo indietro per spiegare come è nata l’idea. Nelle ultime settimane mi è capitato spesso di dover rispondere a domande curiose sul nuovo governo italiano. Un governo tecnico, che significa? Ma chi sono i ministri? Chi è questo Mario Monti, è di destra o di sinistra?

Inutile dire che la mia conoscenza dell’argomento era decisamente superficiale, limitandosi di solito alle informazioni lette sulle prime pagine dei quotidiani italiani online. Non per disinteresse, aggiungo; piuttosto per la mole di informazioni sulle elezioni egiziane che ha sommerso la mia scrivania. Al primo momento di calma, i giornali italiani sono tornati tra le mie letture quotidiane. Il grafico è un mio strumento per fare un po’ di chiarezza sulla composizione del governo. Mi preme sottolineare due aspetti che ho trovato decisamente interessanti:

  1. Il governo è più omogeneo di quanto sembri ad una prima occhiata. La maggior parte dei ministri che non provengono dalla pubblica amministrazione hanno comunque esperienza nel settore pubblico e governativo.
  2. Molti dei nuovi ministri hanno esperienze internazionali di alto livello alle spalle. UE, Onu, Nato ed acclamate università straniere sono solo alcuni esempi. Un segnale positivo, se si vuole parlare ai colleghi europei ed internazionali da pari. E poi noi Italiani all’estero possiamo tirare un sospiro di sollievo: meno gaffe internazionali all’orizzonte.

Grazie come sempre a Ludovica Galeazzi per aver sopportato le mie domande da neofita della grafica vettoriale.