Archivi del mese: marzo 2012

Israele-Turchia: le relazioni viste dal palcoscenico

Israele ha un nuovo ambasciatore in Turchia. Ambasciatore sui generis, visto che si tratta della band metal Orphaned Land.

Chi sono gli Orphaned Land e che rapporto hanno con la Turchia?

Foto e copyright di Ludovica Galeazzi

Non è facile rendere giustizia in poche righe a questa band dalla carriera ventennale. Inizialmente una band death metal, gli Orphaned Land hanno ben presto incorporato nelle loro canzoni degli elementi di musica medio-orientale. Non dimentichiamo infatti che la diaspora ebraica arrivò non solo dall’Europa  – le comunità ashkenazite  – ma anche dal Levante e dal Nord Africa. I “mizrahi” sono infatti quegli israeliani di origine marocchina, irachena, yemenita, giusto per citare alcuni paesi arabi da cui emigrarono negli anni Cinquanta. Non a caso il chitarrista e principale compositore della band, Yossi Sassi, è di padre libico e madre irachena, ed è cresciuto ascoltando musica araba. Il cantante Kobi Fahri invece è cresciuto a Jaffa, quartiere “misto” di Tel Aviv, dove vivono sia arabi che ebrei. Come spiega in questa recente intervista, Kobi è stato influenzato dall’ambiente multi-culturale di Jaffa dove alle candele di Hannukah si affiancavano le mezzalune islamiche.

 

Le influenze della musica levantina si sentono chiaramente nelle canzoni degli Orphaned Land, che a volte utilizzano strumenti tradizionali come l’oud. Ma la loro musica è anche profondamente ebraica: i testi richiamano storie bibliche ed a volte mettono letteralmente in musica passaggi della Torah. È quindi ancora più interessante notare che la band ha ottenuto un vasto seguito nei paesi arabi e che, come dice Kobi, i fans dall’Egitto piuttosto che dalla Siria cantano i testi di queste canzoni, di fatto “religiose”

E la Turchia?

Gli Orphaned Land hanno sempre avuto un notevole seguito in Turchia, come affermato dai membri della band in più occasioni. Nonostante un concerto annullato in seguito agli eventi della Freedom Flotilla del 2010, nemmeno il downgrading delle relazioni diplomatiche tra i due paesi ha impedito ai fans turchi ed arabi di accorrere in massa ai concerti che avvenivano proprio in coincidenza con l’espulsione dell’ambasciatore israeliano ad Ankara.

E qualche giorno fa gli Orphaned Land hanno ricevuto un premio dalle autorità turche, il Peace and Friendship Award. Senza enfatizzare troppo la notizia sul piano politico – sviluppi nelle relazioni tra Israele e Turchia non se ne vedono per ora – è interessante vedere come la musica Orphaned Land riesca a superare molti confini. Penso ad esempio ai fan libanesi che hanno seguito il tour europeo della band, che non può suonare nella terra dei cedri.

 

Ma una domanda sorge spontanea: il merito è del metal, musica in origine “senza radici” ed universale? Oppure della tradizione “orientale”, del fatto che i fan arabi e turchi si possono riconoscere nella musica degli Orphaned Land perché riprende i suoni della loro stessa tradizione?

– And I see that slowly your tears are drying, and I see an ocean made by your crying.

[Orphaned Land, “The Evil Urge”, da El Norra Alila, 1996]

Letture consigliate

Per sapere di più sugli Orphaned Land e il metal in Medio Oriente c’è un unico testo di riferimento: Rock The Casbah di Mark LeVine, Isbn Edizioni (2010). Il titolo originale è Heavy Metal Islam: Rock, Resistance, and the Struggle for the Soul of Islam, edito da Three Rivers Press, (2008).

Sulle relazioni tra Israele e Turchia ho trovato interessante “The end of Turkey-Israel relations” di Steven A. Cook, del Council on Foreign Relations, pubblicato sul blog della CNN.

Come presentare un libro (o discutere della Siria?) in modo innovativo

Bell’esempio di comunicazione 2.0 – se così si può chiamare – la presentazione del libro di Marcella Emiliani. Al “tradizionale” evento alla Biblioteca Cabral di Bologna si è aggiunta la diretta video e live-tweeting, dove ex-studenti sparsi in mezzo mondo commentavano e riportavano le frasi salienti del dibattito sulla Siria. Perché in realtà si è più che altro discusso: del regime di Damasco, di comunicazione, movimenti islamici, Iran, Qatar e Arabia Saudita, senza dimenticare i Fratelli Musulmani egiziani e AlJazeera.

Un plauso a tutti gli organizzatori che hanno permesso a chi non era fisicamente in sala di ascoltare ed “intervenire” con domande alla prof. dal web. Le due ore sono volate, chi organizza conferenze  dovrebbe ispirarsi più spesso ad eventi di questo tipo, nati “dal basso” e capaci di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello in platea.

Non avremo raggiunto il numero di followers del keynote speech di Bruce Springsteen al SXSW, che si stava tenendo proprio in quel momento dall’altra parte del globo, ma la partecipazione è stata numerosa e calorosa. Confesso di aver avuto un attimo di sbandamento: perdermi il live streaming del Boss? Un attimo di lucidità: esiste YouTube e qualche intraprendente fan provvederà di certo a mettere online il discorso… ed infatti tutto è andato come da copione. Ed in ogni caso non il Boss non rispondeva ai live-tweets!

Non volevo inserire altri eventi – ancora un po’ il blog diventa una lista – però mi è comparso un invito su Facebook da una persona appassionata e competente sul Medio Oriente ed allora vi giro questa segnalazione per la prossima settimana. Il 21 marzo 2012, alla Feltrinelli International di Bologna, il prof. Karim Mezran, della Johns Hopkins di Bologna, e Arturo Varvelli, ricercatore all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), discutono della Libia alla presentazione del libro “Libia: fine o rinascita di una nazione?”, recentissimo testo pubblicato da Donzelli.

Lo so, è una presentazione che segue il format “tradizionale” e per di più è in contemporanea all’incontro con la blogger egiziana Mona Eltahawy. Sarà difficile battere #monaBO per il live-tweeting di sicuro…

A presto, con, inshallah, meno eventi e più sostanza.

– And it feels right as you lock up the house, turn out the lights and step out into the night.

[Bruce Springsteen, Night, da “Born to Run”, 1975]

Appuntamento medio-orientale a Bologna

UPDATE: aggiorno il posto con l’hashtag per seguire la diretta Twitter (#memeBO), la pagina Facebook sull’evento e, inshallah, live streaming su Bambuser. Grazie a @ali_burrasque per la segnalazione e per ospitare l’evento twitter sul suo blog.

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Quasi con ironia noto che proprio ora che sono a Roma, Bologna chiama. Come se non bastasse l’incontro con Mona Eltahawy di cui parlavamo ieri, il 15 marzo – cioè domani – il Centro Cabral ospiterà la presentazione dell’ultimo libro di Marcella Emiliani, Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991, edito da Laterza.

Devo ancora mettere le mani su una copia e trovare il tempo di immergermi nella lettura. Comunque, mi sento di dire a priori che il volume, fresco di stampa poiché è uscito nel febbraio 2012, è un must read per chi vuole scoprire o approfondire la propria conoscenza su questa regione. Non solo per l’esperienza decennale dell’autrice: la professoressa Emiliani ha insegnato per molto tempo Storia dei Paesi del Mediterraneo all’Università di Bologna, nelle Facoltà di Scienze Politiche di Bologna e Forlì. Ma sopratutto per la passione verso quest’area di studi che la professoressa ha sempre trasmesso agli studenti, come testimoniato dal numero di ex-studenti che continuano a girare tra Italia e Medio Oriente. Grazie prof. e buona lettura a voi.

Dal Cairo a Roma, mentre l’Egitto insegue

Lunghissimo silenzio. Ho qualche scusante tra un frenetico ultimo mese al Cairo, alcune interviste di lavoro via Skype ed infiniti curriculum mandati, per finire poi con l’ennesimo trasloco fatto in una manciata di giorni, mentre cercavo una stanza accettabile per una stagista semi-pagata. A Roma, caput mundi.

Proprio mentre cerco di ambientarmi in Italia, la blogosfera e Twitter mi segnalano che l’Egitto sta arrivando in visita. La giornalista, blogger e attivista egiziano-americana Mona Eltahawy, su Twitter @monaeltahawy, sarà in Italia per una serie di incontri e lezioni sulla comunicazione, l’utilizzo dei social media, e la Primavera Araba.

Dopo aver poco notato – con non poco disappunto – che non è prevista ancora una tappa romana per la blogger egiziana (o forse la sottoscritta non riesce a trovarla nella distesa infinita del web), ecco sotto i links agli eventi a cui prenderà parte Mona Eltahawy:

–          20 marzo 2012, Milano: l’Università Cattolica organizza un incontro sul ruolo dei social media nella promozione della democrazia, introdotto dalla Prof.ssa Nicoletta Vittadini.

–          21 marzo 2012, Bologna: spiegare la Primavera Araba ai media statunitensi è il tema dell’incontro organizzato dall’Università di Bologna, coordinato dal Prof. Roberto Grandi e introdotto dal Prof. Augusto Valeriani, che non solo è su Twitter come @barbapreta  ma ha pure un bel blog su comunicazione e mondo arabo. A proposito, @barbapreta ha creato un hashtag (#monabo) per l’evento: chi vuole seguire l’incontro dal web non deve fare altro che connettersi e seguire il twit-stream!

–          22 marzo 2012, Firenze: il Consolato USA a Firenze e la Fondazione Stensen organizzano un incontro con la blogger egiziana.

–          23 marzo 2012, Napoli: Mona Eltahawy parlerà della rivoluzione di Piazza Tahrir nell’ambito della manifestazione “L’arte della felicità”.

A presto (sul serio!), inshallah.