Egitto alle urne: il primo giorno

Il giorno tanto atteso e temuto è arrivato.

Sospiro di sollievo collettivo: lo svolgimento delle elezioni è stato tutto sommato tranquillo. Tranquillo per gli standard egiziani non significa assenza di contestazioni e sporadici episodi di violenza. Piuttosto, la violenza è stata contenuta e le contestazioni sono state contenute dalle autorità.

Alcune considerazioni che mi sento di fare, senza addentrarmi in previsioni azzardate:

–          stampa e Twitter hanno riportato violazioni di vario tipo – vedete per esempio il live blog del Masry al Youm. Quante violazioni siano veramente avvenute e quante siano solo voci rimane difficile da stabilire.

–          Al Cairo, è provato che le regole sulle campagna elettorale sono state palesemente violate. Ho visto gli ingressi delle scuole, in cui sono stati allestiti i seggi elettorali, invasi da poster e striscioni per questo o quel candidato o partito. Attivisti dei partiti davano volantini a pochi metri dall’ingresso, senza che polizia e militari battessero ciglio. Membri del Freedom & Justice Party hanno posizionato tavoli con computer vicino agli ingressi. Lo scopo dichiarato era aiutare gli elettori a trovare il seggio. In pratica, il partito dei Fratelli Musulmani ha fatto campagna elettorale anche oggi fuori dai seggi.

–          All’interno dei seggi irregolarità sono state riportate dai media e social network. Per quel che riguarda il Cairo, secondo la mia personalissima lettura le irregolarità sono di due tipi. Alcune sono il frutto di problemi organizzativi. L’inchiostro indelebile è mancato in alcuni seggi, in altri le schede sono arrivate in ritardo, in altri ancora i giudici sono arrivati tardi: sono problemi che possono presentarsi in qualsiasi Stato, ed in particolar modo in Egitto, paese certamente non noto per l’efficienza della sua burocrazia.

–          Il secondo tipo di irregolarità è quello delle irregolarità procedurali. Facciamo un esempio. Il dubbio principale che ha scosso gli attivisti su Twitter ha riguardato le schede elettorali: devono portare il timbro del seggio o no? In mancanza del timbro alcuni giudici hanno scelto di firmare le schede. Alla fine l’autorità supervisore delle elezioni, High Electoral  Committee (HEC) ha sciolto l’arcano scegliendo di considerare valide anche le schede senza timbro ma con firma del giudice. Insomma, non vedo la volontà di truccare le elezioni. Almeno al Cairo, ho notato un notevole sforzo per organizzare i seggi in modo efficiente e nel rispetto delle regole. È un’impressione personale, ripeto.

–          Da come ho capito, NGO e i rappresentanti dei partiti hanno avuto accesso ai seggi per monitorare il processo. A questo punto non ci resta che attendere le loro dichiarazioni. Dal lato dei partiti non prevedo grandi sorprese: le maggiori forze politiche non hanno alcun interesse a contestare la legittimità delle elezioni. È l’altro lato che si fa interessante: la società civile vedrà il bicchiere mezzo pieno o si scaglierà sulle irregolarità delle prime elezioni del periodo post-Mubarak?

Questo è quanto dal punto di vista organizzativo e procedurale. Del lato politico parliamo in seguito.

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