La piazza chiede la democrazia: e le elezioni?

È quasi ironico che ad un giorno dalle prime elezioni nell’Egitto post-Mubarak, i ragazzi egiziani hanno occupato Tahrir a rischio di deragliare il processo elettorale. Ora le ultime mosse dei militari sembrano av
er gettato acqua sul fuoco e le elezioni dovrebbero svolgersi come programmato. Come mai i ragazzi egiziani hanno rischiato il posponimento delle elezioni? Sfiducia è la risposta che tendo a dare.

Sfiducia verso intenzioni dello SCAF in primo luogo. La piazza sembra pensare che Tantawi et alia si stiano aggrappando al potere.Non mi addentro nell’eterno dibattito: se i militari vogliono restare al potere o meno sarà chiaro solo nelle prossime settimane.

In secondo luogo, come dicevo nei post precedenti, i manifestanti non hanno creato un partito. Per farsi sentire, scendono in piazza. Non hanno un leader e non hanno un logo su cui fare una croce sulla scheda elettorale. Interessi personali in gioco nelle prossime elezioni non ce ne sono, quindi non hanno nulla da perdere. Al contrario di altri movimenti all’opposizione da decenni che possono ora sperare di conquistare molti seggi:i Fratelli Musulmani ed il New Wafd. I manifestanti nutrono però sfiducia nei confronti di questi partiti, non solamente per ragioni ideologiche: sono considerati troppo accomodanti verso i militari.

L’uso e l’abuso delle elezioni da parte dei regimi arabi negli scorsi anni è il terzo fattore che balza alla mente. I regimi arabi sono stati abbastanza creativi nel truccare le elezioni. In Egitto, le irregolarità ai seggi erano solo una componente del sistema adottato dal regime di Mubarak. Il governo cambiava le regole elettorali a discapito dell’opposizione e applicava le regole per la registrazione dei partiti, dei candidati e degli elettori in modo discrezionale. Anni di consultazioni elettorali fintamente democratiche hanno creato una forte sfiducia nei confronti di questo strumento. Le elezioni sono state per anni prive di significato. I cittadini egiziani possono giustamente chiedersi come mai le prossime elezioni dovrebbero produrre effetti diversi. Dopotutto SCAF non si è comportato in modo molto differente dal precedente regime: le regole elettorali

sono grosso modo il frutto dell’input unilaterale del consiglio militare. Le consultazioni con altri attori politici sono state minime; poche richieste dei partiti sono state accolte dopo forti proteste all’inizio di Ottobre. Ora, a pochi giorni dal 28 Novembre – giorno in cui i cittadini egiziani si recheranno alle urne –  permane, in certi ambienti, la sfiducia nei confronti delle elezioni come mezzo di espressione della democrazia.

La democrazia non si esaurisce nel momento delle elezioni, naturalmente. Thomas Carothers nel suo “The End of the Transition Paradigm?” criticava il ruolo centrale assegnato dagli studiosi alle consultazioni elettorali. Le stesse missioni di osservazione elettorale sono state oggetto di dibatto in quanto prive di effetto deterrente ed incapaci di andare al di là della semplice condanna di elezioni manipolate. E proprio in questi giorni Tariq Ramadan critica il modello di democrazia occidentale. La creatività politica, dice, è ciò di cui ha bisogno il mondo arabo, sostenendo che i paesi arabi possono dare vita ad un nuovo tipo di democrazia.

Concordo che il modello di democrazia occidentale mostra segni di stanchezza. Eppure, la transizione alla democrazia richiede le consultazioni elettorali. Parlando con alcuni egiziani forti sostenitori di un modello di Stato laico e liberale, emerge l’idea che le elezioni devono tenersi, anche se i Fratelli Musulmani otterranno molti seggi. Il motivo è semplice: lungi dall’essere una cesura netta con il passato, le consultazioni elettorali contribuiscono a delegittimare la permanenza al potere dello SCAF ed a rendere palesi le

intenzioni dei militari. In secondo luogo, non tutti gli Egiziani vogliono o possono far sentire la propria voce scendendo in strada ed occupando Tahrir. Penso ad esempio ai miei colleghi che sostengono fortemente la creazione di uno Stato laico e democratico e ritengono le elezioni il primo passo in tale direzione.

Tutto ciò se le elezioni saranno “free and fair”, prive di irregolarità e di contestazioni. Una bella sfida visto il caotico sistema elettorale vigente e la complessa situazione politica in Egitto.

Qui trovate le versioni aggiornate della timeline e mappa delle elezioni. Grazie al mio graphic artist di fiducia, Ludovica Galeazzi.

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