La bolla

Vi ricordate il film del 2006 “The Bubble”? Il regista israeliano Eytan Fox descrive Tel Aviv come una “bolla”, dove le crisi che imperversano nel Medio Oriente sono solo echi distanti e la vita continua a scorrere tranquilla.

Il Cairo è un’insieme di piccole “bolle”: non tutti i quartieri sono scossi dagli scontri che stanno tutt’ora accadendo mentre scrivo in downtown, a Piazza Tahrir e Qasr al-Ain. E allora capita che a mezzogiorno la Cairo islamica fosse come al solito brulicante di persone in giro tra i suq e le moschee. L’unica manifestazione vista in Bayin al-Qasrain, strada nel nord del quartiere, vicinissimo a Bab al-Futuh, era quella del Partito Libertà e Giustizia, dei Fratelli Musulmani. Beninteso, non di prostesta: gli attivisti avevano l’aria di essere in campagna elettorale. Tornando a Zamalek, la solita fila di macchine attende di poter entrare al Gezira club, mentre il resto del quartiere sonnecchia nel torpore del sabato pomeriggio.

Solo tramite i media e sopratutto Twitter è possibile sapere che sta succedendo. Perché oggi, di andare a Tahrir non se ne parla proprio. Non come venerdì 18 Novembre quando ho fatto un giro nel pomeriggio, tra famiglie con bambini, ragazzi che disegnano bandiere sulle mani e sui visi, predicatori islamisti e giornalisti stranieri. Il 19 Novembre è diverso: scontri tra manifestanti e polizia, dopo il tentativo di sgombero della piazza da parte dei poliziotti. Una camionetta della polizia data alle fiamme, gas lacrimogeni e proiettili di gomma usati contro civili. Gli ultimi tweets parlano di un manifestante morto e di oltre 500 feriti.

Foto di Hossam el-Hamalawy.

È stato smentito che il Maresciallo Tantawi avrebbe parlato a breve alla Tv di Stato. Non saprei dire se si tratta di un buon segno o meno. In fondo, cosa vuole lo SCAF? Tranquillità e calma per svolgere le elezioni e quindi operare la transizione del potere ad un governo civile? Ma in tal caso la gestione dell’intera faccenda del documento costituzionale e di queste proteste ha poco senso. Oppure i militari vogliono preservare le proprie prerogative ed il loro ruolo attuale? Allora il fattore sicurezza – anzi insicurezza – gioca a loro favore: incontro ogni giorno persone qualunque che si lamentano dello stato di insicurezza di questo periodo e dei danni che causa all’economia. È vero, molti egiziani sono stanchi di questa transizione troppo lunga.

 

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