Tra Tunisi e Brussels

Prima di parlare delle elezioni egiziane mi pare doveroso scrivere due righe su quelle tunisine. È vero che paragonare la Tunisia e l’Egitto risulta difficile: vogliamo mettere la complessità del sistema elettorale egiziano rispetto a quello tunisino? D’altra parte, il Cairo non può ignorare i risultati elettorali né lo svolgimento delle elezioni. La missione elettorale dell’UE parla di una “prima tappa incoraggiante” ed ha rilevato poche irregolarità nei seggi elettorali monitorati. Ora, è vero che gli osservatori europei hanno controllato solo il 19% dei seggi, ma in generale gli osservatori sono concordi nell’affermare che le operazioni elettorali si sono svolte nel rispetto della legge e le poche contestazioni confermano queste conclusioni.

Già, le contestazioni a Sidi Bouazid, la città dove si accese la scintilla della rivoluzione. In pratica i sostenitori del partito Aridha Chaabia (Petizione Popolare) hanno protestato violentemente contro l’annullamento delle sue liste in sei distretti per aver violato i regolamenti sulla campagna elettorale e sul finanziamento. Lascio ad altri il compito di spiegare chi è questo miliardario tunisino che ha creato un partito dal nulla standosene a Londra ed i motivi dietro il successo elettorale del suo partito. Senza nulla togliere alla validità di queste spiegazioni, per me, il caso di Aridha Chabbia segnala un limite potenzialmente pericoloso della democrazia à la tunisienne (e probabilmente presente nell’intero mondo arabo): democrazia senza uguaglianza. Ed intendo l’uguaglianza in termini di opportunità, di accesso all’informazione, di accesso ai finanziamenti per i partiti –  tutte componenti che entrano in gioco nel garantire l’uguaglianza del voto dei cittadini. La strada per la democrazia è ancora piena di ostacoli nel Nord Africa.

Un elemento positivo però è la reazione europea. Va da se che la vittoria di en-Nadha non ha sorpreso nessuno, anche se i sondaggi hanno sbagliato abbastanza clamorosamente sui risultati del secondo e terzo partito. I leader occidentali avrebbero magari preferito un altro risultato e per ora rimangono in attesa di nuovi sviluppi, limitandosi a prendere atto del risultato. E qualcuno non perde l’occasione per ricordare che la Francia vigilerà sul rispetto dei diritti umani. Ma il pericolo di una chiusura europea nei confronti della Tunisia guidata da un partito islamico sembra per ora remoto. Lady Ashton ed il Commissario Fule affermano:

The EU looks forward to working closely with the new Constituent Assembly and the Tunisian authorities and institutions in responding to the Tunisian people’s demands for democracy, freedom, social justice and dignity.

E più sotto:

The EU remains fully committed to continue its political and financial support for the Tunisian society.

In altre parole l’UE sembra aver deciso di assumere il ruolo di guida verso la democrazia per i paesi del vicinato sud, anche se ciò presuppone un dialogo con l’Islam politico. Vedremo gli sviluppi di questa strana relazione.

Per continuare a seguire le elezioni tunisine vi consiglio questo blog degli italiani a Cartagine.

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