Spostando lo sguardo ad ovest: la Tunisia, l’UE e le elezioni

Da quando sono al Cairo sto “zoomando” costantemente sulla politica in Egitto e nei vicini orientali – dopotutto ogni blog che si rispetti dovrà pur tirare in ballo il Middle East Peace Process, no? So che dovrei seguire di più i vicini occidentali, ma poi pospongo. Finché oggi non suona un campanello d’allarme: mancano meno di quattro giorni alle elezioni in Tunisia.

Ora, io in Tunisia non ci ho mai messo piede e della Tunisia so quanto segue:

–          “C’è una delle migliori scuole di Arabo per stranieri della regione” (amica italiana che ha studiato nella suddetta scuola tre o quattro estati).

–          “Per andare in spiaggia da Tunisi ci si mette un’ora su mezzi pubblici affollati all’inverosimile e una volta giunti alla meta ci si deve pure sorbire le attenzioni non richieste dei tunisini – ma cosa non si fa per la tintarella!” (amica ceca che ha trascorso un’estate a Tunisi).

–          È piena di stupende rovine d’epoca romanica – avrei tanto voluto prendere un frammento di pavimentazione da Cartagine” (nonna che visitò la Tunisia negli anni Novanta con l’intenzione di completare l’opera distruttrice dei Romani).

Per fortuna ho avuto un po’ di tempo per fare del background reading sulla elezioni e qui segue qualche considerazione un po’ scontata.

Sulla stampa si parla molto della “certa vittoria del partito islamico”. Guardo le statistiche e la verità che emerge è un’altra: en-Nadha (La Rinascita) dovrebbe ottenere tra il 23% ed il 25% dei voti. Il partito di Ghannouci è ben lontano dalla maggioranza assoluta, soprattutto perché dovrà fare i conti con il partito liberale Parti Démocratique Progréssiste (PDP) che dovrebbe ricevere tra il 10% ed il 16% dei voti, seguito dal partito socialista Ettakatol i cui voti sono stimati tra il 9% ed il 14% (statistiche da POMED). Più una pletora di partiti minori, che comunque dovrebbero guadagnare più di qualche seggio grazie al sistema elettorale di tipo proporzionale. Se le previsioni si avverano, sarà inevitabile la formazione di una coalizione. E ciò è un bene: più punti di vista e più interessi sono necessari per creare una Costituzione che rispetti il pluralismo della società.

Non sto a discutere delle credenziali democratiche di en-Nadha. Rimangono le accuse di “double speak”, cioè di parlare con toni moderati alla stampa mentre sul terreno sono gli estremisti ed i conservatori a fare la campagna politica. Only time will tell, come dicono in molti riguardo al Medio Oriente, dove la situazione evolve di giorno in giorno e di ora in ora. Comunque potete leggere la chat di LeMonde con il Segretario Generale di en-Nadha e farvi un’idea.

Ciò che personalmente mi ha colpito della chat con Hamadi Jebali è la parte sullo sviluppo economico ed in particolare la frase seguente:

Et à moyen terme, nous agirons sur des plans de développement régional, surtout dans les régions déshéritées, et dans ce domaine, nous comptons sur l’appui de nos amis, notamment européens, pour créer des postes de travail et par là commencer à résoudre le problème de l’immigration clandestine qui représente un drame humanitaire et social dans notre pays et dans les pays européens”.

Almeno a parole, il partito islamico non disdegna affatto l’aiuto europeo: sa che non può fare a meno degli Stati europei e dell’Unione Europea, maggiore partner commerciale della Tunisia. Più in generale, tutti gli attori politici tunisini dovranno fare i conti con l’UE che ha già promesso di aprire i cordoni della borsa. L’assistenza finanziaria dell’UE dovrebbe passare da80 a160 milioni di Euro per il 2011-2013, senza contare i prestiti della European Investement Bandk (EIB) per le piccole e medie imprese (SMEs). Poi ci sono i vantaggi non immediatamente monetizzabili: si parla di un’ulteriore apertura nella liberalizzazione del commercio e di maggiore mobilità per i cittadini.

Ora, le spiegazioni dell’interesse europeo per la Tunisia sono molteplici: commercio, storia (dicevamo delle rovine di Cartagine?), passato coloniale, affinità culturale, volontà di riparare gli errori commessi con Ben Ali, …. Insomma le ragioni non mancano e sono tutte valide. Aggiungerei anche il fatto che la Tunisia è un “esperimento” quasi ideale per la transizione democratica: un paese piccolo e con nessuna frattura etnica o religiosa rilevante. Brussels spera di ripetere il successo della transizione dei paesi dell’ex blocco sovietico negli anni Novanta, con la differenza che non può offrire l’adesione all’UE ma soltanto un pacchetto di aiuti economici e la promessa di maggiore mobilità. I tunisini d’altra parte hanno più da guadagnare che da perdere se stanno al gioco quindi è abbastanza logico che abbiano accettato il monitoraggio internazionale delle elezioni: UE e OCSE hanno inviato due missioni di osservazione elettorale sul terreno. Ma, come dicevamo sopra, only time will tell. Se la luna di miele tra UE e Tunisi continuerà, dipenderà molto dallo svolgimento e dall’esito delle elezioni, nonché dall’approccio del nuovo governo.

Chiudo con i link per capire quello che sta succedendo in questo week end elettorale in Tunisia. In aggiunta ai “soliti sospetti” che trovate nel menu a destra.

L’utilissima guida alle elezioni del Project on Middle East Democracy (POMED).

Previsioni di voto fornite da Sigma sulle elezioni.

Interessante blog dedicato interamente alle elezioni in Tunisia.

Tutte le pubblicazioni di Democracy Reporting International (DRI) sulle elezioni tunisine.

La pagina dell’International Crisis Group che raccoglie reports sulla Tunisia.

Ed in caso di dubbio ecco le FAQ compilate dall’International Foundation for Electoral Systems (IFES).

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