37° e 23

Trentasette gradi celsius. T-r-e-n-t-a-s-e-t-t-e. 37.

Fortuna che in ufficio non si sentono. Ed in ufficio ci passo circa la metà della mia giornata. A casa nemmeno, in questi quartieri benestanti pieni di locali più o meno abbienti, di studenti squattrinati che fanno vita di lusso grazie al cambio e di expats decisamente ben messi, un ventilatore si trova sempre. Poco male, giusto quattro o cinque ore a combattere con quest’umidità.

Quartieri benestanti dicevo, dove noi (occidentali) lavoriamo e viviamo. Zamalek, Mohandesin, Dokki, Maadi, Garden City, giusto per citarne qualcuno. Dove non ti accorgi nemmeno che sta succedendo qualcosa di grave se non accendi il computer e apri i quotidiani online. Così, una volta a casa, scopro degli scontri, dei feriti, delle ventitre vittime. 23. Se il conteggio non verrà smentito o aumentato.

Gli scontri accadono in Downtown, una delle parti popolari della metropoli. Dove c’è Piazza Tahrir, ma anche la Corniche e il Maspiro, sede delle televisioni, che hanno avuto molto a che fare con questa protesta degenerata in scontri e repressione. Niente analisi sociologiche del perché e percome, niente commenti, solo la rassegna stampa di questa caldissima serata.

AlJazeera

Al Masry Al Yaoum – Live Updates

Al Ahram

Guardian

BBC

Corriere della Sera

Repubblica

A dormire, tapparelle chiuse e aria condizionata accesa. Chiedendosi cosa comparirà sulla prima pagina di domani mattina.

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